Stoffa d’ argento

A poca distanza da i "Tre crocifissi" di Foppa, mi piace qui parlar un po' di Alessandro Bonvicino, vero nome di quel pittore bresciano e cinquecentesco noto per lo più come il Moretto. Non temete: non vi dirò molto, possono anche bastare due quadri, per ora, trattenendo a fatica il presunto ritratto di Fortunato Martinengo ancora dietro le quinte, per gettarlo in scena, forse più in là, da vero protagonista, in un intervallo pittorico tutto per lui. Ma desso state lì, tutti buoni e tutti zitti, che c'è da vedere "L'apparazione della Madonna a Filippo Viotti", rappresentata su questa tela dipinta dal buon Moretto attorno al 1535 circa.

 Alessandro Bonvicino (il Moretto)

"L' apparizione della Madonna a Filippo Viotti", 1535 circa

Dal catalogo della mostra "Vincenzo Foppa, un protagonista del Rinascimento" (a cura di Giovanni Agosti, Mauro Natale e Giovanni Romano) tenutasi a Brescia nel 2002, verso qui, ad assetarvi, un sorso di informazioni distillate dalla didascalia che accompagna questo dipinto.

"Nel 1532 la Madonna, con un velo nero sulla testa, apparve a Filippo Viotti, un bambino sordomuto che si era perso nei boschi di Paitone, in Val Sabbia, dove era andato a raccogliere le more. Nel 1534 il vescovo bresciano Mattia Ugoni autorizzò la costruzione di un santuario nel luogo della visione. L' esecuzione del dipinto  di Moretto, da tempo in rapporto con l' Ugoni, va collocata a ridosso di questa data."

Nel quadro c'è tutto, dal velo nero della Madonna in sù : il piccolo Filippo, con una mano sul cuore per meraviglia e spavento, sembra dimenticare di lasciar cadere il cestino ormai colmo di more che, se invece fosse stato dipinto riverso, a terra, su un fianco, con i piccoli frutti di bosco cosparsi sul terreno, avrebbe dato un "la" patetico, quasi da melodramma, all' intera scena. Ma questo sarebbe stato già troppo, nella trattenuta economia di gesti che il Moretto assegna ai personaggi : al piccolo Filippo dovran bastare la mano sul cuore, le labbra semiaperte per lo stupore, e nient' altro.

Nel quadro c'è tutto, ma non accade niente : come se, per l'allestimento dello spettacolo, fossero mancati, all' ultimo momento, i soldi per gli effetti speciali, i riflettori, l' aureola al neon della Madonna, e il fumo degli scoppi artificiali per mettere in piedi una sensazionale apparizione divina per lo meno convincente .

 Catalogo Skira della mostra "Vincenzo Foppa", 2002

Per sua fortuna, il Moretto sta ancora con tutti e due i piedi nel suo cinquecento bresciano: e guai ad andar più in là, col rischio di cascar nel Barocco, dove l' effetto speciale incombe irrinunciabile, come una minaccia aliena, sui cieli divini del seicento.

E allora buon per lui, che ha osato spendere, raschiandole fino all'ultimo grumo espressivo, tutte le sue risorse pittoriche negli scampoli di stoffa d'argento con cui cucire, pennellata su pennellata, la meravigliosa veste della Vergine.
Tutta quella preziosa stoffa setosa, che ricade addosso abbondante, sul corpo della Madonna, facendola sembrare anche un po' grassa, sembra dare, al manifestarsi della presenza divina, la consistenza luminosa di una apparizione .
Può bastare il clangore di luci ed ombre, su quella veste argentea, con i nastri che svolazzano nell'aria, a certificare la santità di quella presenza femminile, apparsa dal nulla. Ora che ho esaurito quel che di mio volevo dire, possiamo continuare a leggere la didascalia del dipinto, dalla pagina del solito catalogo.

"L' apparizione soprannaturale ha un carattere domestico ed accostante, privo di clamori, secondo modi espressivi che giungono a Moretto dal recupero della vecchia lezione di Foppa, avvertibile anche nel respiro del paesaggio."

 Alessandro Bonvicino (il Moretto)

"Cristo e l' angelo", 1550 circa, Brescia, pinacoteca Tosio Martinengo

Per quanto spendaccione in costumi, quasi quanto Gabriele d'Annunzio nel teatro o Luchino Visconti nel cinema, anche il nostro Bonvicino sa, se necessario, far economia. Non ditelo troppo in giro, ma, nel dipinto intitolato "Cristo e l'angelo", la veste che proprio l' angelo regge a mostrarci, con una faccia forse più schifata che addolarata, come a presentarci i risultati deludenti di un pessimo detersivo, è fatta con la stessa stoffa d'argento dell' abito della Vergine apparsa a Filippo Viotti, ma ritagliata e ricucita a far da tunica per quel Cristo malconcio accasciato lì sulle scale, con la croce buttata in un angolo. E, detto tra noi, si vede che la stoffa si è sciupata : usata prima in un quadro e poi in un altro, passata di madre in figlio, ha ormai perso quel suo meraviglioso splendore.

Nel solito catalogo foppesco, questi due dipinti si trovano stampati sullo stesso quadrato di carta patinata, ma uno davanti e l'altro dietro, e perciò, su due pagine diverse : leggiamo cosa dice la didascalia montata accanto alla riproduzione fotografica di quest' ultimo dipinto. 

"Proviene dall' altare della cappella della Compagnia delle Sante Croci nel Duomo Vecchio di Brescia ed è strettamente legato alle pratiche devozionali dei confratelli. Il tema iconografico è presentato in maniera singolare e libera da ogni interferenza narrativa, come un' immagine di meditazione."

 Progetto grafico della mostra foppesca

"E' una delle ultime prove di Moretto. Impressiona l' accordo di grigi – rotti soltanto dal rosa della pietra dei gradini – che sembrano rimeditare e consegnare al futuro il colore che Foppa aveva scoperto alla pittura italiana."

Ecco qui anche giustificato ancora una volta, e una volta per tutte, il motivo che ha spinto questi e anche altri dipinti del Moretto a presenziare, con dignità, sul catalogo e fra le opere esposte della prima mostra dedicata interamente a Vincenzo Foppa .

Mostra che avevo visitato, in compagnia di Elena, di altri amici e di un po' di "colleghi", durante un pomeriggio già estivo, sospeso tra due devastanti viaggi in treno, prima Milano-Brescia, poi Brescia-Milano: ricordo che, al ritorno, arrivato in Stazione Centrale, per placare la gran sete, ho comprato una bottiglia da due litri di the : arrivato al capolinea del metrò , a Molino Dorino, l'avevo già bevuta tutta … sgurgle !

Stoffa d’ argentoultima modifica: 2006-10-28T17:15:17+02:00da oyrad
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