Un po’ di scultura neoclassica

"Il Neoclassicismo è lo sguardo più romantico che si sia posato sull' antichità classica: e da quel che vedrà questo sguardo nascerà il Romanticismo."

Ecco con quali parole potrei concludere, se solo volessi scriverlo, un buon libro sull' età neoclassica: ma invece di completarle con la scritta "Fine", pinziamole qui con un paio di virgolette ad iniziare il discorso. Dunque, abbiamo detto Neoclassicismo: va bene, ma non tutto. Basterà condire un paio di scultori con qualche sfilaccetto testuale per mixarne fuori qualcosa di buono.

 Giorgio Manganelli, "L' Isola Pianeta", Adelphi

Vediamo un po'; prima di tutto, lasciamo che torni a trovarci Giorgio Manganelli, accogliendolo qui a offrirci un assaggio di quel volumetto Adelphi intitolato "L' Isola Pianeta", raccolta di reportage manganelliani fra Islanda, Scandinavia, Danimarca e isolette sparse ancora più su.
Fra le pagine di provenienza danese, mi sono imbattuto in una breve descrizione del Museo Thordvalsen, a Copenhagen, dove si conservano molte opere di questo scultore neoclassico.

"Al museo Thordvalsen, a Copenaghen, grazie, satiri e dei seminudi danzano immobili su pareti taciturne; talune figure del pantheon mediterraneo si sono fatte cristiane, di un cristianesimo dignitoso e disamorato.Figlio di un islandese, Thordvalsen lavorò anche a Roma, e fu l' unico luterano ammesso nella fabbrica di San Pietro, dove progettò il monumento di Pio VII."

 Museo Thorvaldsen, a Copenaghen

"Quest' uomo che aveva nel sangue il gusto del gelo come perfezione, l' eleganza della neve ormai immobile, offerse ai suoi compatrioti un Sud senza sole, smorto di sangue, e tuttavia senza malinconia. Thordvaldsen è la calma delle chiese deserte, della intelligenza che mima la vita, ma non vuole conseguirla."

Adoro l' Islanda, e questo sangue islandese sparso in Danimarca e che pulsa freddo sotto le dita di Thorvaldsen sembra provare, quasi scientificamente, il gelo delle opere di questo scultore, che ora, con "L' Isola Pianeta" a far da sfondo, possono tornare a piacermi. Infatti di suo apprezzavo, fino a poco fa, molto poco: soltanto i bassorilievi, come il fregio del Quirinale, e non molto altro, scendendo poi sempre più giù, fino al brutto "Giasone".

 Bertel Thorvaldsen

"Giasone", Museo Thorvaldsen, Copenaghen

Di Thorvaldsen mi piace – ma senza impazzire – quel suo "Cristo Redentore", che sembra esser appena tornato rinvigorito da un soggiorno trascorso fra folate d'aria buona e sorsi d' acqua gelida, ricoverato in chissà quale tempio medico, arroccato fra cime olimpiche, sulle montagne incantate del ValHalla.

Che poi oggi è al caldo, in Brasile, a Rio, celato, sotto mentite spoglie, nelle mastodontiche forme di un altro scultore, che gli ha tolto un po' di panni elleni da dosso, e lo ha lasciato correre in cima al monte, in attesa del suo turno per fare il "bungee-jumping": forse per provare, in vista della sua definitiva discesa dal cielo, un modo alla moda per non finire addosso alla gente, e cascare miracolosamente in piedi.

 Bertel Thorvaldsen

"Cristo Redentore", Museo Thorvaldsen (?), Copenaghen

Thorvaldsen arriva a Roma … e che Roma! La città, ingrassata barocca, è a dieta neoclassica. C'è già Canova, e Thorvaldsen sospetta che da Venezia sia arrivato fin lì prima di lui, tra i piedi, solo per aspettarlo, e per sfidarlo a disputar lotte nel marmo:
in verità, non è proprio così.
Leggiamo quel che ho trovato in un fascicoletto di Fernando Mazzocca, curatore della mostra "Il Neoclassicismo in Italia" : se volete saperne di più vi invito almeno a sleggiucchiarne il possente catalogo.

 Manifesto della mostra "Il Neoclassicismo in Italia"

"Il danese Bertel Thorvaldsen giunse invece a Roma, dove rimarrà per tutta la vita, nel 1797, quando ormai il grande scultore veneto aveva ormai raggiunto una fama universale. Diverrà anzi presto suo rivale e colui che per vent'anni dopo la sua scomparsa terrà alto il primato della scultura attraverso un linguaggio decisamente diverso, non più legato alla
tradizione classicista come Canova, ma piuttosto a un nuovo confronto con il naturale e i modelli greci ora distinti, soprattutto dopo la scoperta degli originali di Fidia trasferiti in Inghilterra, dalle copie romane."

La distanza siderale, fra i due, da genetica, si fa pure epocale.Thordvalsen porta il suo sangue d' Islanda e Danimarca a ribollire a Roma, a raggelar, in ipotetiche grecità, quella classicità inaspettata saltata fuori dalla distinzione, filologica e archeologica, tra greco e romano.

 Antonio Canova

"Teseo e il Minotauro", Londra, Victoria and Albert Museum

Canova no, non farà così. Da greco, quale è ancora nel giovanile "Teseo e il Minotauro", arriverà a far sciogliere la neoclassicità della sua metrica in accenti già romantici, come accade nelle sue tombe e nelle sue opere di ispirazione cristiana : e qui penso alla "Maddalena penitente", che sembra inginocchiarsi, addolorata, fra Caravaggio e Hayez.

 Antonio Canova

"Maddalena penitente"

Canova è romanticissimo nei modelli in creta delle sue sculture. E pensate che il lavoro di sbozzatura dei blocchi lo lasciava al sudore dei suoi collaboratori che, mezzi morti di fatica, gli consegnavano la scultura abbozzata, pronta per essere plasmata e levigata con gli ultimi tocchi: Canova è tutto qui, nei suoi modelli di creta, e sull' ultima superficie delle sue opere.

Come avvolte in un impalpabile alone di luce, sulle sculture di Canova svapora ancora, tiepida, la laguna veneziana. Così, come l'emulsione di natura e classicità diveniva
già un tutt' uno nelle meravigliose ville venete del Palladio, così difficili da immaginare separate dai prati, dagli alberi e dalla campagne dove si trovano – ma forse per poco – ancora oggi, nello stesso modo le sculture di Canova diventano un tutt' uno con la luce che le circonda .

 Antonio Canova

Modelli abbozzati in creta per sculture da realizzare nel marmo

Curvo sotto il suo peso, prendo il primo tomo della  "Storia moderna dell' arte in Italia" di Paola Barocchi , ovvero uno di quei libroni che, appoggiati col dorso sul tavolo,
bisogna spaccare a metà come un melone, con le dita, per spezzare metà pagine da
una parte e metà dall' altra, in modo da poter cercare agilmente, qua e là, quel che si spera di trovare.

 Antonio Canova

"Venere e Adone", versione in gesso conservata a Possagno

Fra le pagine rimaste al di qua del mezzo, dove abbondano carte e lettere neoclassiche, frugo fra i titoli , ed ecco che mi imbatto in una lettera di Carlo Castone Rezzonico Della Torre (forse un antenato dei fantozziani Serbelloni Mazzanti Viendammare … ) dedicata al gruppo scultoreo di "Venere e Adone" di Canova.

"Adone è finto nel momento che si risolve di girne alla caccia, e lo dinota col dardo nella destra, e col fido suo cane. Venere, piena di voluttuosa tenerezza e di disordine e di negligenza nella fascia che sta per caderle dal fianco, vorrebbe ritenere l' amato garzone, e nel suo volto ben si legge, oltre l' intenso amore, un malinconico presagio dell' imminente destino …"

 Antonio Canova

"Venere e Adone", particolare

" […] Ma proseguendo le osservazioni mie, vi dirò che il punto d' appoggio di Venere sulla spalla d' Adone si è felicissmo ritrovato; poiché lascia in tal guisa libero il campo all' artefice di dare una linea serpentina a tutto il corpo della Dea, e così vien tolta ogni angolosità, ed ogni rigidezza nelle mosse, e nelle soavi piegature delle ben defilate gambe, de' rotondetti piedi, delle carnose ginocchia."

Penso che sia quasi impensabile tentare una ekphrasis simile per Thorvaldsen , che, come benissimo ci ha detto Giorgio Manganelli, "è la calma delle chiese deserte, della intelligenza che mima la vita, ma non vuole conseguirla." Le parole si spezzano sul gelo di Thorvaldsen: solo il silenzio ha il permesso di restare.

 Mario Praz, "Gusto neoclassico", saggi Bur

E ora me ne starò zitto anche io : solo il tempo di consigliarvi, se volete approfondire più attentamente il Neoclassicismo, quell' eccellente libro di Mario Praz intitolato "Gusto neoclassico", che era già saltato fuori, forse un po' a casaccio, quando vi ho parlato del Ghislandi.

Un po’ di scultura neoclassicaultima modifica: 2006-11-05T07:45:50+01:00da oyrad
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5 pensieri su “Un po’ di scultura neoclassica

  1. Le teorie del Winkelmann videro in Thorvaldsen un “disciplinato ” seguace.L’utop ia del bello ridotto a codice,il suo distacco dall’umano,la sua impenetrabilità dal sentimento trovò la massima espressione nell’opera “fredda” di questo scultore. Ma lo stesso Policleto di Argo nel costruire il suo “codice della perfetta bellezza” ovvero il “Doriforo” mise in forma una utopia(le sculture greche che ne derivarono non rispettano mai le misure indicate dalla scultura canonica).Nessu na regola,nessuna misura può imprigionare la bellezza che sovente è “improvvisa ed inaspettata”.E cco perchè Canova è più artista di Thorvaldsen. Il suo “classicismo barocco” non contraddice la sua natura veneto-pittoric a e la sua scultura abbraccia la luce senza imporsi nello spazio ma completandosi con esso,un po come il barocco berniniano si era espresso prima nel composto teatrale.Canova è l’ultimo vero grande maestro che la storia dell’arte ci ha concesso,propri o quando la “critica d’arte” muoveva i suoi primi passi decidendo “di penna” cosa fosse l’arte stessa…e quindi uccidendola. Singolare l’interpretazi one dei due scultori dei marmi fidiaci.Thorval dsen ne cavò pesi e misure annotandole come codici preziosi,Canova si esaltò cogliendo in essi la sua stessa ricerca,”la vera carne”.Due personalità opposte,due scultori di cui uno solo vero artista,il Canova. In lui la scultura pulsa ancora di verità,lascia ancora fluire nel freddo marmo un fremito di sentimento che non è impedito dalla sobrietà del classicismo. Canova vittima poi della “vivisezione” della critica d’arte.La storia dei “bozzetti” sarà il suo tormento.Li si vuol considerare l’opera vera dell’artista senza ammettere che sono solo “piccoli appunti” delle sue idee.E le e sue idee si completavano nella lucente e “morbida” superficie del marmo.Chi crede il Canova disimpegnato dal lavoro della pietra sbaglia.Fu partecipe del lavoro tanto da procurarsi una malformazione allo sterno causata dall'”asta a petto” del suo pantografo(era uso realizzare i suoi modelli in gesso per poi riportarli fedelmente nel marmo con la macchina portapunti).Non crederò mai al Canova pago della sua espressione al cospetto dei suoi bozzetti. Canova è quello scultore che asserì di rinunciare a dieci anni della sua vita in cambio di una scultura non sua,non a caso un capolavoro barocco,il Cristo Velato di Giuseppe Sammartino.
    Scusa la foga,ma è un periodo dell’arte a me caro.
    artista1969

  2. nei miei programmi c’è sempre un racconto intitolato La scultrice, riuscirò mai a scriverlo? mi è venuta l’idea leggendo il libro di Rosenblum sul neoclassicismo: ci sono anche due donne (Kauffmann e Harvey), che sono però pittrici, in bilico tra travestimenti in panni neoclassici di figure rococò e protoromanticis mo, vorrei sviluppare il tema, ma temo che scriverò le solite due pagine…. forse alla fine mi arrenderò allo stile che mi viene più naturale, il tuo saggio (perchè si tratta di un saggio) mi ispira quanto Rosenblum, a presto, Alexandra

  3. artista1969-beh , direi che è un ottimo sfogo, hai fatto bene a scrivere, scrivere, scrivere … non c’è da chiedermi scusa: e per di più, ti dirò, sono d’ accordo con quel che dici, anche se con minime eccezzioni.
    Mi preme però dire che, dicendo che Canova è “romanticissim o nei suoi modelli in creta” non intendevo esprimere un giudizio di gusto o di priorità dei suoi modelli in creta sulle sculture finite, finendo col deprezzarle criticamente : per carità … questo no! Ho voluto evidenziare questa “sensibilità” già romantica per evidenziare come sia davvero già modernamente e chiaramente operativa in lui. “Sensibilità” nei modelli in creta, che quasi tende a farsi “sensualità” nella straordinaria luminescenza delle superfici delle sue opere finite.
    Sul fatto che Canova sia “più artista” di Thorvaldsen, o che quest’ ultimo, al confronto del veneto non lo sia affatto … non so … non saprei espirmermi, ma posso condividere questa tua “posizione” nell’ economia generale del tuo “sfogo”. Hai fatto benissimo a chiamare in causa il “Doriforo”, perchè è proprio l’ opera di Policleto ad essere un “modello” del brutto “Giasone”. Non so fino a che punto la critica d’arte abbia ucciso l’ arte stessa … forse è vero, chissà: sono io stesso il primo a prendere frequentemente le distanze dalla “critica” diciamo “ufficiale”, anche schiumando di rabbia. Però voglio riconoscere anche che alla storia e alla critica d’arte bisogna dare tempo. E se Canova, un tempo, è stato “molestato” e “avvilito” soltanto nella esagerata considerazione che hanno goduto i suoi modelli in creta, questo è anche servito come “piede di porco critico” per schiodarlo e farlo uscire dal diffuso disprezzo, già maturo in epoche post-romantiche , verso l’ arte neoclassica. Si è ri-cominciato a guardare e a “salvare” Canova proprio dalle sue crete, per poi arrivare a guardare con occhi nuovi anche i suoi capolavori “finiti”. Insomma, la critica d’arte ha anche saputo migliorarsi, nel tempo, grazie ai suoi stessi errori. Non so se Canova è l’ ultimo dei grandi maestri… perchè non saprei dove mettere le sculture del Vela, o i marmi avveniristici di Wildt, tanto per farti un paio di esempi anche diversi fra loro. Se mi dici che è l’ ultimo dei grandi artisti ad aver rimesso l’ Italia al centro dell’ arte europea e internazionale, non hai allora alcun torto-l’ altro, poco prima di lui, è un altro veneziano … è Tiepolo! Anche io ammetto di aver fatto un errore diciamo “di espressione” : non avrei dovuto evidenziare così tanto la “fatica” dei collaboratori di Canova, senza parlare della sua … ma, nel testo, ahimè, è andata così, anche perchè quel che mi premeva era evidenziare proprio l importanza dell’ “ultimo tocco” di Canova, da mettere, sull’ altro piatto della stessa bilancia dove poco prima avevo lasciato l’ “immediatezza ” delle sue crete.
    Riguardo alla puntatura, è un procedimento che conosco “direttamente ” dato che lo ha anche usato mio padre, e lo ha anche illustrato in una sua mostra “educativa” di un po’ di anni fa… ohi, ohi… il fatto è che ci vorrebbero pagine e pagine per parlare degnamente di artisti come Canova : a malincuore ho dovuto rinunciare alle fotografie de “Le tre Grazie”, di “Amore e Psiche”, della “Paolina Borghese”, dei gessi conservati a Possagno… ma è stato un male necessario a non elefantizzare il mio post-che già adesso è imponente… ma meno male che ci sono i commenti … Comunque per concludere, mi preme anche dire che a me il Neoclassicismo, artisticamente parlando, non mi piace più di tanto, ma, affrontato dal punto di vista del “gusto” diventa, a mio parere, molto più apprezzabile… proprio per quello che anche tu hai ricordato, la maturazione della criitica d’arte, specie con Winckelmann, dell’ archeologia, la nascita dell’ estetica come “scienza della conoscenza sensibile”, etc … e, nella storia, la Rivoluzione in Francia, e Napoleone.
    A proposito, mi preme ricordare che proprio grazie all’ impegno del Canova la quasi totalità delle opere italiane trafugate durante le campagne napoleoniche sono tornate “a casa”- ecco un gesto di importanza non solo “storica”, che si potrebbe quasi, pensando anche a Longhi, definire veramente “critico”. Off… devo dire altro? No? Ah, non ho detto nulla sulla cappella Sansevero… vabbè, sarà per un’ altra volta: basta così… a presto, e vieni a sfogarti quanto vuoi 😉 Oyrad

  4. @alexandrasb-Il titolo del racconto promette bene: ma non sarà facile scriverlo… credo ci vorrà,necessari amente, una ricca e accurata documentazione storica e critico-artisti ca per sorreggere la ricostruzione dell’ epoca… oppure potresti puntare sul novecento, se non altro per facilitarti un po’ le cose: anche se la “fase” di documentazione non potrai certo tralasciarla del tutto. Pensavo che potresti provare a scrivere un racconto su Mary Hertz, la moglie scultrice di Aby Warburg… ma ci vorrebbe una bella dose di impegno e studio, anche, e specialmente, per passare attraverso la complessa figura di super-Aby… ci vorrebbe una sostanziosa conoscenza della storia dell’ arte, ci vorrebbe la conoscenza dell’ iconologia, come minimo la lettura della vita di Warburg scritta da E.Gombrich e pubblicata da Feltrinelli… insomma un lavoraccio mostruoso… ma chissà che bel lavoro ne verrebbe fuori … yum!
    Chissà se già esiste qualcosa di simile …
    Oppure, tanto per cominciare con qualcosa di più “semplice”, perchè non provi a scrivere qualcosa su una artista più “accessibile” , come potrebbe essere, che so? … Rosalba Carriera, autrice settecentesca di pastelli “belli e famosi” ? Ah, sarebbe bellissimo, potresti intitolarlo “Rosalba”. Cerca, se vuoi, nella tua libreria la “Miniatura” di Abscondita a lei dedicata … credo ti piacerà… pensaci… baci, Oyrad

  5. E’ on line ail numero doppio (nn. 12 & 13) de il compagno segreto. Titolo: Spettro delle mie brame. E’ dedicato agli Amleti, dalle saghe islandesi a oggi: un labirinto di oltre 400 pagine. Personaggi e interpreti principali: William Shakespeare, Jules Laforgue, Carmelo Bene, James Joyce, Giorgio Manganelli, ma anche Sigmund Freud, Totò, Friedrich Nietzsche, Emanuele Severino, Ernst Lubitsch, Martin Heidegger, Oscar Wilde… qualcosa di unico non solo nel panorama del web italiano.
    Buona lettura.

    http://www.compagnosegreto.it

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