Una Madonna lirica

Un certo giorno, accasciato pigramente fra i cuscini del letto disfatto, con una mano su una guancia e l' altra nelle pagine di un volumetto dedicato alla pittura murale in Italia, proprio mentre sorvolavo sul già visto, mi sono imbattuto in un anonimo straccetto d' affresco quattrocentesco, steso su non so che muro, a Pavia, a ricordare che, prima di perdere un po' di pezzi, rappresentava l' Annunciazione. 

 Maestro anonimo del XV sec.

"Vergine Annunciata", 1475, affresco, Pavia, collegio Branda Castiglioni

Come potrebbe accadere in una telenovela, poco prima di un drammatico colpo di scena, anche nel frammento di questa "fiction" regnano il lusso, la calma e la tranquillità. Maria, nella stanza, è sola, intenta a leggere, e ancora non sa di essere la Madonna : e tutto sembra, tranne che una fanciulla. E in verità, ve lo devo proprio dire, a me questa Madonna pare un donnone lirico, una famosa cantante che ripassa la sua parte, un' ultima volta, prima del melodramma.

Il costumista ha dimenticato sulla scena il cestino da cucito, per gli ultimi ritocchi al prezioso abito del nostro donnone: un donnone un po' vecchiotto, ingrassato, e con pure un po' di scogliosi, tutte buone ragioni per dover smettere d' interpretare il ruolo della più pura e santa fra le fanciulle.

 "Pittura murale in Italia-il Quattrocento", Banca S.Paolo

Ma zitti, non ditele nulla, per carità: avrà già pronta la solita caterva di scuse da primadonna, da gettarvi addosso, tutte insieme, alla prima osservazione : tutta colpa dell' abito, del costumista, del trucco, del parrucchiere, dello scenografo, delle luci.

Poverina, cercate di capirla. Nata ancora tardogotica, questa grande interprete, un po' attrice, un po' cantante, un po' Madonna, è ora costretta a lasciarsi incastrare sgangheratamente nelle nuove spazialità rinascimentali, ancor più scomode di quelle di Mies van der Rohe, specialmente qui in Lombardia, tra quattro e cinquecento, dove le architetture vengono incatenate al reale praticando estremi sadomasochismi prospettici: e sarà anche peggio quando arriverà Bramante a borchiar circonferenze da inanellare come piercing l'una all' altra, sulla pelle delle sue architetture milanesi, come in Santa Maria presso San Satiro, o in Santa Maria delle Grazie . 

 Maestro anonimo del XV sec.

"Vergine Annunciata", particolare di Maria intenta a leggere.

Ma già qui, in questa scenografia, ritroviamo un bel rotolar di cerchi che scappano su e giù per la stanza, scivolando sulle linee della prospettiva a far da binari : e sulle fettucce di velluto del vestito corrono perle così rotonde da esibire, nel loro aspetto perfetto, la loro falsa sostanza. 

Nel libro c'è poco da spremer fuori per dir qualcosa di non mio su questo affresco, ma credo che questo poco, in quanto buono, possa qui anche bastare. E' Francesco Frangi a scrivere, e a richiamare questo affresco accanto a quella "timida ma non irrilevante ricezione delle novità foppesche" che rintocca, qua e là, nel frinire dorato della cappella Ducale nel Castello Sforzesco. Frangi definisce così il nostro straccio d' affresco: 

" […] opera di un pittore ancora anonimo che in certe acutezze prospettiche dimostra altresì di tenere in conto i suggerimenti che provenivano dalla coeva produzione vetraria della certosa pavese." 

E qui ci vorrebbe qualche riga di Marco Tanzi, a concludere degnamente questi pochi accenni storici e critici. Peccato che queste righe siano rinchiuse fra pagine che non possiedo, e che adesso si trovano dall' altra parte di Milano, su uno scaffale che, almeno oggi, è troppo lontano per me. Mi dispiace, accontentavi di quel poco che vi ho detto.
E, per di più, ho il sospetto, se non la certezza, che su questo anonimo pittore qualche convincente ipotesi attributiva sia stata anche proposta.

 Il libro che mi serve dovrebbe essere questo, credo… 
 
Pazienza, oggi va così: vediamo se trovo altrove altro da dirvi su questo pezzetto di Annunciazione, con questa Maria molto lirica immersa nella lettura. Dettaglio, quest' ultimo, da non trascurare. Ecco, trovato! Vi metto qui come ultimo giro di valzer, o come ultimo vinile del giorno sul giradischi della sera, alcune belle osservazioni dedicate all' iconografia di Maria intenta a leggere , che ho grattato via, con un colpo di rap, da un testo di Tiziana Plebani intitolato "Il genere dei libri", edito da FrancoAngeli:

"E' stato notato, giustamente, che l ‘immagine di Maria che legge esprime un conflitto in atto poiché l' istruzione delle donne non era ritenuta universalmente auspicabile o necessaria; l' educazione femminile era in genere improntata sulle virtù, la castità, l' obbedienza, l' umiltà, e sui lavori domestici."

 Tiziana Plebani, "Il genere dei libri", FrancoAngeli

"Tale conflitto spiegherebbe la ragione per la quale i pittori risolvevano di dare al libro una posizione marginale nell' Annunciazione, semioccultata, spesso nascosta dalle mani di Maria al fine di depotenziare la minaccia insita nell' immagine di una donna letterata. Tuttavia vi sono scene dell' Annunciazione in cui il libro è ben visibile e in alcune la sua posizione è del tutto centrale: si pensi alla splendida Annunciazione di Antonello da Messina, che sembra esprimere una nota di disappunto per la lettura interrotta."

Ora facciamo i bravi, e lasciamo in pace questo donnone lirico a ripassare la sua parte, per recitare da protagonista fra le false perle e i finti marmi di un' Annunciazione andata ormai quasi del tutto perduta, proprio là, su quella stessa parete pavese dove, per secoli, è andata in scena tutti i giorni.

Una Madonna liricaultima modifica: 2006-11-12T08:01:56+01:00da oyrad
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8 pensieri su “Una Madonna lirica

  1. Stupendo lo straccetto, bellissimo il tuo commento che, more tuo solito, è più un trattatello che un post. Sui dischi volanti dello straccetto hai già detto tutto tu. Io mi soffermo invece sui colori che trovo bellissimi. Non so se siano originali o sbiaditi dal tempo e dalle vicissitudini della vita, ma quel rosa fenicottero (giusto per non inflazionare il rosa Tiepolo), il color ostrica che galoppa (giusto per non ricorrere al color coda di topo che fugge) e quei pochi tocchi di rosso negligentemente spruzzaati qua e là li trovo deliziosi. Eppoi non sarei così tranchant verso la povera Maria: ecchè, solo perchè per una volta non viene effigiata in anoressiche taglie 36 o 38 ma come una donna normale di sana e robusta costituzione fisica ha da esser per questo etichettata come “donnone”?!?! Ossignur!

  2. Come al solito, cara Gabrilù, hai proprio ragione: nel post avevo messo qualche riga per spiegare come con l’ evoluzione rinascimentale della pittura ci sia anche un ritorno alla consistenza delle cose, come qui accade con la “costituzione ” della fanciulla, più reale di molte filiformi figurette tra ultimo Tardogotico e primo Rinascimento -penso alla bellissima Vergine annunciata di un affresco nel convento di S.Marco a Firenze, dipinta da Beato Angelico-ma poi, nel continuo tagliare parole parole parole, tutto questo è un po’ sparito, ed è rimasto un po’ sotterraneo. E poi con la storia del “donnone” mi sono un po’ divertito ad “esagerare” le cose, come se scrivessi insinuazioni pettegole sulla pagina incattivita di una rivistaccia scandalistica. Su questo affresco dichiaro maggiore ignoranza del solito: non saprei dire, ad esempio, se l’ angelo si è salvato, oppure no. Avrei voluto avere testi migliori da spulciare, ma forse meglio così, altrimenti il post sarebbe diventato un vero mattone 😉 Oyrad

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